La chiesetta bunker sul colle “Paleo-Kastron” Probabilmente una chiesetta bizantina poi trasformata nei secoli

Visibilissima da lontano, alcuni romettesi la chiamano “la palla” per la forma della sua cupola, si trova sulla cima del colle Palostrago o Palostraco o Palostrico, parola proveniente dal greco “Paleo-Kastron” che significa antico accampamento.

L’edificio ha un aspetto decisamente militare nella sua forma volumetrica, nell’ampiezza delle mura e nelle ampie strombature delle poche finestre.

Il monte su cui sorge è stato nei secoli abitato e militarizzato. Prova ne sono i resti della necropoli greca e della torretta d’avvistamento, visibile tutt’oggi dalla strada provinciale e che dà il nome all’omonima frazione, oggi disabitata. Alla fine dell’800, peraltro, sul luogo c’era un distaccamento militare facente parte del fronte difensivo della dorsale dei Peloritani.

La prima costruzione della chiesa può farsi risalire al periodo di appartenenza della Sicilia all’impero bizantino. La teoria dell’utilizzo da parte dei bizantini del colle è corroborata anche dalle ricerche dell’archeologo Giacomo Scibona. La pianta ottagonale, simile alla vicina chiesa di Santa Maria dei Cerei e la rozza cupola emisferica poggiante, attraverso semplici pennacchi, su sobria cornice modanata avvalora ulteriormente questa ipotesi. Le stesse semplici cornici le riscontriamo nella “rosata” di Rodì Milici, così come nella diruta Chiesa della Madonna di Loreto a Pezzolo, nella quale troviamo anche le stesse finestre ad arco ribassato e con forte strombatura, che avrebbero potuto far pensare inizialmente a modifiche militari cinquecentesche.

La cupola, a prima vista più alta rispetto alle altre cupole bizantine, in realtà potrebbe essere frutto dell’abbassamento dei grossi muri perimetrali, anche per far spazio al timpano nell’ammodernamento della chiesa realizzato nel XVIII secolo, quando la tradizione vuole sia stata realizzata la chiesa in ringraziamento alla Madonna per un miracolo. La cupola bizantina cosiddetta “a mammella“, appare solitamente ribassata proprio perché incassata nelle mura perimetrali.

E’ affermabile che l’edificio, in attesa di indagini archeologiche precise, sia frutto quindi di diverse stratificazioni.

Tali modifiche, fra cui la recente imbiancata generale, fanno somigliare la chiesetta a costruzioni militari rinascimentali, ma anche ai ben più recenti “bunker” della seconda guerra mondiale.

Appare invece casuale la somiglianza con la costruzione funeraria di epoca araba chiamata “marabutto” o “qubba” o con la più tarda romanica Cappella dell’Ascensione in Terra Santa.

Michele Palamara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *